La Valle del Serchio nella storia della protezione civile italiana con l’allarme sismico del 23 gennaio 1985

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BARGA – Proprio come oggi, il  23 gennaio del 1985, 40 anni fa, la Valle del Serchio viveva un momento in parte terribile e drammatico ed in parte  importantissimo per la storia della protezione civile italiana e per la prevenzione sismica.Tutto ebbe inizio in un grigio mattino di quel mercoledì 23 gennaio quando si verificò una scossa di magnitudo stimata 4.2. Nessuno si sarebbe aspettato che da lì a poco ore lo spavento del terremoto, che dopo qualche ore la gente aveva ormai assorbito, si sarebbe trasformato in una specie di incubo. Alle ore 20,15 ai TG nazionali serali viene letto un comunicato  dove si avverte della possibilità, entro due giorni, di una forte scossa di terremoto in Valle del Serchio. Fu per tutti un fulmine a ciel sereno. i TGo nazionali al tempo erano visti da tutti anche perché non c’erano molte alternative e quella sera portarono il gelo e lo spavento in tutte le case degli abitanti della nostra terra.Questo il testo del comunicato letto in diretta nazionale:

“La Protezione civile, a seguito delle informazioni pervenute dalla sezione sismica della Commissione grandi rischi del Dipartimento e dall’Istituto nazionale di geofisica, ha disposto lo stato di allerta per alcuni comuni della provincia di Lucca e Modena ove esiste la possibilità che si verifichi una scossa tellurica pericolosa entro le prossime 48 ore. I comuni che possono essere interessati sono Barga, Bagni di Lucca, Castelnuovo Garfagnana, Coreglia Antelminelli, Castiglione Garfagnana, Villa Collemandina, Pieve Fosciana e Fosciandora”.

La Valle del Serchio si ritrovò d’improvviso catapultata in quello che sembrava appunto l’inizio di un incubo ed iniziò una mobilitazione generale, per abbandonare i centri storici e le case più a rischio che non ha avuto mai eguali nella storia legata ai terremoti. Si mobilitò l’esercito e tutte le istituzioni, furono inviati convogli ferroviari speciali per accogliere la gente, furono avviati i primi soccorsi, anche se preventivi, alla popolazione. Durò, il tutto, appunto due giorni. Encomiabile e storica fu la riposta della popolazione. La reazione fu incredibilmente controllata; ci fu una prova di grande civiltà nell’affrontare sia l’evacuazione che i disagi che seguirono. Non ci furono particolari incidenti e la popolazioen dimostro civiltà, freddezza e capacità di collaborazione non indifferenti. Con la gente sfollata alla fine accampata alla meno peggio nelle case più nuove o che parevano più sicure di altre di amici o parenti, nelle auto, in roulotte, o nei bus e nelle carrozze ferroviarie messe a disposizione, ma anche nelle scuole che allora, davvero erano molto meno sicure di adesso, ma rappresentavano comunque gli edifici più moderni…

Quell’allarme sismico è stato il primo e l’unico nella storia mondiale, tanto che in Valle del Serchio arrivò addirittura la televisione giapponese, meravigliata del fatto.

Come ha scritto  in passato il giornalista lucchese Paolo Mandoli:

“Tutto ruotò attorno appunto all’unica scossa che venne registrata la mattina di quel 23 gennaio.  A dare il via all’allerta il ministero dopo un summit di tre ore con i membri della Commissione Grandi Rischi tra cui Enzo Boschi e Franco Barberi. Dal Dipartimento di scienze della terra dell’università di Pisa era partita la stima di un molto probabile rischio di una forte scossa che avrebbe avuto come epicentro Barga. Fu preso ad esempio il terremoto distruttivo del 1920 che il giorno precedente era stato anticipato .da una scossa, probabilmente di magnitudo 4.0 o 4.2. Si temeva dunque che il movimento mattutino del 23 gennaio 1985 potesse essere un precursore di un altro terremoto ben più forte, entro i due giorni successivi. Insomma che potesse ripetersi quanto avvenuto nel 1920.
I timori fecero decidere per informare le istituzioni ai massimi livelli, fino alla decisione che fu presa dall’allora ministro alla protezione civile Giuseppe Zamberletti che poi dichiarò di aver preferito un eventuale falso allarme ad una possibile tragedia.”

A quarant’anni da quell’evento  ci è rimasto comunque tanto. Sicuramente è servito a far nascere nella coscienza nazionale ed anche locale una migliore e maggiore cultura della prevenzione sismica, dando il via al rafforzamento di un organismo nazionale di Protezione Civile, ed avviando, un meccanismo virtuoso di prevenzione sismica; un progressivo intervento di messa in sicurezza di tanti edifici pubblici ed anche privati che partì proprio dopo l’allarme del 1985.

I risultati li si sono visti in Garfagnana non molti anni fa, il 21 giugno 2013, giorno in cui si è verificato un terremoto di magnitudo 5.1, mai così forte dal 1939:

“A differenza di altri terremoti di identica forza in Garfagnana e Lunigiana – scrive Mandoli – non ci sono stati né morti, né feriti, né crolli di edifici; soltanto lesioni più o meno vistose”. Ha ragione. Sono stati momenti difficili certo, ma non drammatici come avrebbero potuto essere. “Merito questo – dice ancora Mandoli – anche della campagna di sicurezza sismica che fu avviata proprio all’indomani dell’allarme sismico del 1985”. Furono investiti allora i primi 40 miliardi per l’adeguamento degli edifici pubblici strategici e tanta strada si è fatta in questi 34 anni sia nel pubblico che nel privato”.

Certo è che resta ancora tanta strada ancora da fare, ma è già importante poter riflettere sul fato che quell’allarme sismico del 1985 di cui tanti di noi furono diretti testimoni  protagonisti, ha tracciato la strada giusta e ci ha spinto a fare.

Merita ricordare, quasi uno scherzo del destino, che proprio in Valle del Serchio il tutto si è ripetuto in maniera quasi uguale nel gennaio 2013, dopo il terremoto di magnitudo 4.8 del 25 gennaio ed il successivo sciame sismico: stavolta a diffondere l’allarme non fu una velina letta da un giornalista  alla tv nazionale  ma i social network: un piccolo pasticcio causato da una nota di prassi redatta dall’INGV e trasmessa dalla protezione civile, forse senza le dovute cautele e le necessarie spiegazioni, ai sindaci della Garfagnana. Che si sono trovati a dover interpretare un documento “ordinario” per gli addetti ai lavori ma allarmante per chi ha la responsabilità dell’incolumità dei propri cittadini, scegliendo la via più sicura, ma meno tranquilla: preparare la popolazione al peggio.

E’ stata anche quella alla fine, prendiamone ancora una volta il lato positivo, una grande esercitazione di protezione civile che ha reso senza dubbio più consapevole tutta la popolazione della Valle. Che ancora una volta peraltro, ha saputo rispondere anche in quella serata movimentata, in modo encomiabile.

 

 

ECCO IL VIDEO DI UN SERVIZIO REALIZZATO DALLA RAI DURANTE L’ALLARME E PUBBLICATO SUL CANALE DI YOUTUBE DI ALDO POLI

 

Commenti

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  1. un mio piccolo contributo… con una integrazione di ciò che fecero i paracadutisti di Lucca:
    Gennaio 1985: dalla caserma LORENZINI, sede dell’allora Compagnia Genio Pionieri Paracadutisti “Folgore”, nella serata del 23 partirono tre colonne con 6 Autocarri Pesanti. e tre Campagnole; portavano 90 paracadutisti, destinati rispettivamente a Bagni di Lucca, Barga e Piazza al Serchio. Tempo di approntamento e uscita dall’ordine, circa 30 minuti. Oggi se lo sognano.
    La missione era quella di essere pronti, in caso di emergenza ed avere una prima aliquota di paracadutisti sul posto, in funzione di pronto intervento sui luoghi interessati.
    Io comandavo logicamente la colonna destinata a Barga;
    Ci sistemammo, in attesa di intervento ( che per fortuna non venne), alle scuole elementari
    “Pascoli”, con gli agenti della PS dell’VIII^ Reparto Mobile di Firenze, giunti lì in rinforzo e in funzione antisciacallaggio.
    Una volta sistemati gli uomini, e preso contatto con le Autorità locali, la notte feci un salto a Sommocolonia, per vedere come era la situazione; trovai la famiglia di mio zio Paolo “accampata” letteralmente nel piazzaletto dentro un pulmino e un’auto, coperti con piumoni e coperte. Tutti, più o meno, dormirono fuori casa, nella notte fredda, ma la cosa andò bene e al mattino l’allarme rientrò. Rimase il ricordo di una notte di disagio e di paura.
    Ma come si dice, a volte è meglio aver paura che “toccanne”!
    Noi rientrammo a Lucca nel pomeriggio.
    Vittorio

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