La Linea Gotica, prodomo della Guerra Fredda (fine)

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Siamo alla fine di questo percorso. Probabilmente la Grande Storia della Linea Gotica è poco conosciuta.

Nella Valle conosciamo meglio la Piccola Storia della LINEA GOTICA.

Però è stato importante fare questo sforzo di lettura e di comprensione per conoscere bene la “strategia globale della Linea Gotica”, quella che ci ha spiegato la sua valenza geopolitica e strategica.

Adesso scendiamo verso il basso, veniamo a noi, guardando attraverso la lente di ingrandimento della Storia, fino ad arrivare al dettaglio locale, la Piccola Storia.

La nostra, quella tramandata dai nonni, dalle storie di famiglia, quella interpretata, parzializzata, segmentata dalla vita, ma vissuta direttamente dalle nostre famiglie.

Vissuta, sopportata e sofferta.

Sono le piccole storie della gente comune che ci interessano alla fine, quelle che davvero ci riguardano.

Per la gente nostra la grande Battaglia di Rimini non è conosciuta, non importa, manco lo sanno che c’è stata, così come non conoscono l’ampiezza generale della Linea Gotica, la “vision” di Churchill, il grande paradosso. Che importanza aveva nel quotidiano locale?

Per la Piccola Storia tutto questo non importa. Per la nostra gente, per la Valle, quello che conta, che importa, che segna, è la vita quotidiana con il tratto di Linea Gotica che ha segnato il fronte qui da noi.

La nostra Linea Gotica vivrà le stragi, quelle sanguinose, dolorose, inutili. Vigliacche.

La nostra Linea Gotica sono i soldati tedeschi nelle campagne, gli stupri, i saccheggi, le requisizioni.

La Linea Gotica è quella dei soldati italiani che scelgono volontariamente o forzatamente di passare nella Repubblica Sociale Italiani, la R.S.I.;

un dramma nel dramma, un’Italia spaccata in due. Famiglie contrapposte, fratelli che si combattono.

Una storiaccia maledetta che ancora oggi ci portiamo dietro. Non passa.

La Linea Gotica della piccola Storia è la servitù dei lavori forzati, la carestia, la limitazione dei movimenti, i controlli dei documenti, l’oppressione, la repressione.

È l’occupazione militare; è la Resistenza, quella dei 7 mesi di “stasi operativa”.

È lo sconcertante radio-proclama del Gen. Alexander del 13 novembre del 1944:…

“Patrioti! La campagna estiva, iniziata l’11 maggio e condotta senza interruzione fin dopo lo sfondamento della linea gotica, è finita: inizia ora la campagna invernale. In relazione all’avanzata alleata, nel periodo trascorso, era richiesta una concomitante azione dei patrioti: ora le piogge e il fango non possono non rallentare l’avanzata alleata, e i patrioti devono cessare la loro attività precedente per prepararsi alla nuova fase di lotta e fronteggiare un nuovo nemico, l’inverno. Questo sarà molto duro per i patrioti, a causa della difficoltà di rifornimenti di viveri e di indumenti: le notti in cui si potrà volare saranno poche nel prossimo periodo, e ciò limiterà pure la possibilità di lanci; gli alleati però faranno il possibile per effettuare i rifornimenti”.

È il segno che sarà lunga… che sarà dura… che la guerra sulla Linea Gotica continuerà nell’inverno. La Resistenza non lo prende bene.

La Linea Gotica sono i bombardamenti aerei alleati devastanti della operazione “Strangle”, le missioni dell’O.S.S. e del S.O.E., quella dei lavori di fortificazione organizzati dalla “Organizzazione Todt”, dei rastrellamenti, dei bandi, degli sgomberi, della occupazione.

La Linea Gotica è il cibo razionato e condiviso con i soldati occupanti; una multietnicità  forzosa, necessaria; sul fronte tirrenico la generosa e naturale disponibilità americana faceva da contrasto con la stridente rigidezza britannica, sul settore adriatico.

L’abbondanza di razioni americane “K” (da nome del loro ideatore, il fisiologo Ancel “K”eys), che avevano al loro interno addirittura il caffè e le sigarette “Camel”!

Il caffè vero! Perché  lungo la Linea Gotica, ormai si trova solo il cosiddetto “surrogato”, la “ciofega” ricavata dall’orzo come direbbe Totò nel celebre film “I due marescialli”.

La Linea Gotica è il “coprifuoco”, la limitazione al movimento notturno dalle 22 alle ore 4; era prevista addirittura la fucilazione per chi contravveniva!

È l’oscuramento notturno, con i vetri sbarrati dalla carta adesiva per evitare le schegge in caso di esplosione, e i controlli del “capo-caseggiato” che non filtrasse la luce da fuori.

Ridicola e inutile misura di sicurezza.

La linea Gotica sono i rifugi antiaerei, in caso di bombardamento, con le sirene urlanti.

Sono i segni degli idranti – I- e dei rifugi – R – sui muri.

Ancora oggi in città se ne vedono.

 

 

La Linea Gotica qui in Lucchesia sono i bandi di clemenza e di intimidazione del Capo della Provincia Piazzesi emessi per dissuadere la Resistenza.

O quelli per precisare, intimorire e spaventare con continueminacce di fucilazione i renitenti e i disertori.

La Linea Gotica sono i manifesti e gli avvisi colorati nelle scuole di non toccare ne maneggiare oggetti a forma di giocattoli lanciati dagli aerei, in realtà ordigni pericolosi.
La linea Gotica sono le mine e gli ordigni inesplosi: vera e sanguinosa piaga che colpirà ancor più le popolazioni civili, e i bambini.

Fino agli anni ’70 nelle nostre scuole erano appesi ben visibili i manifesti colorati in rosso che sensibilizzavano i bambini sul pericolo di toccare ordigni inesplosi sempre frequenti nelle nostre campagne.

 

 

Ci vorranno decenni per mettere in sicurezza i terreni, e ancora oggi quasi settimanalmente i nostri artificieri intervengono per rimuovere ordigni rinvenuti e ancora attivi!

Ancora  nel 2024 : 1347 interventi di bonifica nell’Italia del Nord, 3.674 ordigni neutralizzati.

L’ultima mina antiuomo è stata rimossa, funzionante, qualche mese fa, a pochi metri dall’abitato di Sommocolonia.

 

La Linea Gotica erano i piloti americani e inglesi degli aerei abbattuti e tenuti nascosti dalla gente.

A Barga, nella bella casa sul Fosso, la famiglia Nardini ha tenuto nascosti per mesi in soffitta, alcuni piloti alleati.

La Linea Gotica era l’obbligo di denuncia del bestiame, dell’ammasso dei raccolti, delle castagne, del vino e dell’olio, pena la confisca. Questo bando era uno dei più odiati dalla popolazione che viveva proprio di pastorizia e agricoltura.

La linea Gotica era quella della ricerca degli ebrei.

E dei delatori. Odiosa pratica, la delazione, sempre ben presente nella nostra memoria, purtroppo.

La Linea Gotica era quella delle stragi efferate, sistematiche, dolorose. Troppe.

Era quella dei campi di internamento e di concentramento.

In Socciglia, presso Borgo a Mozzano, vi era quello dei lavoratori della Todt, a Colle di Compito, Bagni di Lucca e a Castelnuovo Garfagnana quello degli ebrei internati. Verranno caricati sui vagoni ferroviari e tradotti in Germania per la soluzione finale. Definitiva.

Torneranno in cinque.

La Linea Gotica era il “fronte”.

Una zona di incerta estensione, che delimitava due posizioni del terreno ben precise: quella dove c’erano gli Alleati, e quella dove c’erano le forze dell’Asse, i tedeschi e la IV Divisione Alpina “Monterosa” della R.S.I., i cosiddetti “Repubblichini”.

Nel mezzo, la “no man’s land”, la terra di nessuno. La zona di “confrontazione”.

Famiglie, paesi, terreni divisi, separati. La tragedia della guerra.

La Linea Gotica che divide. Alla fine, come abbiamo visto, si ritorce su se stessa, come un serpente. Non serve.

Per noi, sottosettore Valle del Serchio, si parla “inizialmente” della zona che va a Nord di Ponte a Moriano (Brancoli), fino a Borgo a Mozzano.

Le fortificazioni murate furono materialmente realizzate dalla Organizzazione Todt, che localmente aveva gli uffici presso Villa Morando, a Borgo a Mozzano.

Era diretta dall’Ingegner Hosenfield che per accelerare i lavori impiegava anche ditte locali di costruzioni per affidargli, a cottimo, la realizzazione di alcune opere, quali strade, sterri e riporti di terra ecc.

Ma la massa dei lavori erano svolti da lavoratori coatti rastrellati e internati in un campo di concentramento in Socciglia, poco prima di Anchiano.

Una grande pietra commemorativa lungo la SS 12 ricorda questo luogo di dolore.

Le opere difensive iniziali, tra le quali l’inutile muro anticarro, sono in effetti assai distanti da quella che sarà la posizione finale di resistenza, quella sulla quale gli Alleati si attesteranno per 7 lunghi mesi, dal Settembre del ’44 all’Aprile del ’45.

Nel “sottosettore Valle del Serchio”, le difese murate e predisposte, erano state pensate utilizzando al massimo la morfologia del terreno, proprio per risparmiare tempo e costi.

Iniziavano poco dopo Ponte a Moriano, già sul Monte Pittone, dominante altura che sorveglia dall’alto la S.S. 12 e la S.R. Lodovica, due importanti strade operative che corrono parallele al fiume Serchio, in una gola stretta e senza possibilità di aggiramenti.

In realtà, a causa della mutabilità degli eventi bellici, per la quale ad un piano preliminare ben studiato non corrisponde mai una realtà operativa conseguente, queste imponenti difese non verranno assolutamente utilizzate!

Nelle opere difensive della Linea Gotica di Borgo a Mozzano non si sparerà neanche una fucilata!

La Linea Gotica sono i piani dettagliati e manoscritti, ricopiati dal Geometra Silvano Minucci mentre lavorava su incarico per la Todt. A rischio di esser fucilato come spia.

Carta conservata ISREC Lucca.

Gli Alleati, penetrati rapidamente verso il nord del Pistoiese, lungo la S.S. 66 che porta alla LIMA, raggiungono il 26 settembre i paesi del pistoiese di Stiappa, Pontito e Avaglio; quindi sono a poca distanza dall’importante incrocio sulla SS 12 “del Brennero”, dal quale con poco sforzo, potevano scendere verso Bagni di Lucca e prendere i tedeschi arroccati verso sud a Borgo a Mozzano, alle spalle. Come l’operazione della Linea Maginot!

Ma i tedeschi non sono i francesi.

Al momento che realizzano il pericolo, si ritirano rapidamente dopo aver distrutti i ponti, (tranne quello Del Diavolo!) rapidamente verso nord ovest, di circa 20 km e si arroccano su una forte posizione orografica naturale e definitiva: l’allineamento che dalla Pania scende verso Ponte di Campia, sale al Colle di San Quirico, il Ciocco; poi in Lama e quindi raggiunge il Monte Romecchio e prosegue sul crinale appenninico.

Questa è la Linea Gotica, da noi.

In questa nuova operazione di rischieramento non vi è il tempo materiale di costruire postazioni murate, e quindi si ricorre a trincee in terra, con legname e ripari naturali. Da scavare e occupare subito.

 

Il 29 e 30 settembre le truppe Alleate, composte dal I e III Battaglione della F.E.B. occupano Borgo a Mozzano e Fornoli, ricongiungendosi a Nord con una colonna americana della Task Force “Wood” che è scesa dalle Pizzorne-Benabbio a Bagni di Lucca.

La Linea Gotica per la nostra gente è la commistione di soldati di colore, i “pracjnas” brasiliani, e poi, dopo un mese, i ragazzi afroamericani della 92°Div. Buffalo; molte volte la gente addirittura non si renderà conto di questo “overlapping” operativo.

La Linea Gotica per la gente della Valle del Serchio sono i “mori”, i “neri”.

Sono anche i soldati “repubblichini” della G.N.R. la 36° Brigata Mussolini “Lucca”. Inutilmente cattivi, crudeli. Miserabili.

Tortureranno a Barga fino ad ucciderlo, il Patriota Leo Lucchesi della XI Zona.Non abbiamo mai ritrovato il cadavere.

La Linea Gotica da noi sono i partigiani del Gruppo Valanga sulle Apuane.

Sono senza dubbio i patrioti della “XI Zona”, quella comandata da Manrico Ducceschi, “Pippo”; fatto “suicidare” nel ‘48 in circostanze misteriose, qui a Lucca.

La Linea Gotica è la “Wintergewritten”, il Temporale d’Inverno, la riuscita puntata offensiva che le forze dell’Asse fanno scattare il 26 Dicembre del ’44, sfondando il fronte nella zona di Barga.

Arriveranno fino a Fornaci-Ponte all’Ania. Non oltre, a dispetto delle fanfaronate scritte a scopo propagandistico; bravi pitocchi chi ci ha creduto.

L’allineamento difensivo finale rimane immutato; dopo due giorni i tedeschi risaliranno sulle vecchie posizioni, senza modificare di un millimetro le sorti del conflitto, né della Linea Gotica. Fino all’Aprile del 1945.

Per Barga la Linea Gotica è una Medaglia d’Oro al Valor Civile, meritata e “scippata” da una squallida alchimia politica, da una genia di personaggetti sempre pronti a pilotare, gestire, veicolare la Memoria. A vantaggio proprio, personale, non della Storia.

Per  Sommocolonia la Linea Gotica è la distruzione quasi totale del paese, la Chiesa parrocchiale, l’acquedotto, tante abitazioni. Sono tre famiglie schiantate e distrutte in combattimento, mesi di boschi pericolosi, morti e feriti, una ricostruzione lenta e difficile.

Sono i “Campi”, minati, con i cadaveri da rimuovere, le capanni e i fondi trappolati. Sono lo stradello della “Mariola” con le mine a pressione; subito dopoguerra uno del paese che non ci credeva, ci lasciò la vita. In Lama le ultime mine le han tolte nel 1970.

La Linea Gotica per la mia famiglia, è mio nonno Vittorio Biondi decapitato da una mina  nell’agosto del ’45 in Lama; è mio zio Adelmo Biondi, un eroe, morto il 13 maggio 1946 in Piazza San Rocco a Sommocolonia, mentre toglieva ad un bambino un razzo anticarro tedesco residuato della Linea Gotica. Il bambino per gioco tirò il grilletto.

La Linea Gotica per noi è mio padre Bertino Biondi, Patriota della XI Zona, ferito in combattimento da tre fucilate il 20 ottobre del ’44 in “Sassalta”, sopra Sommocolonia, in piena Linea Gotica.

E’ mio zio Paolo Biondi  che ha perso un occhio dallo scoppio di una granata il 30 ottobre del ’44 in Piazza San Rocco a Sommocolonia, mentre imperversava la Linea Gotica. È mio zio Santino ferito da una scheggia di mortaio al collo, sempre a Sommocolonia.

E’ mia zia Irma, al quale un soldato austriaco ha strappato dal collo l’unica catenina d’oro che possedeva, mentre sfollavano il paese di Sommocolonia, sulla Linea Gotica. La mia famiglia ha dato su questa maledetta Linea Gotica.

La mia Linea Gotica sono io, mentre rimuovo una delle ultime granate di artiglieria inesplose a Mologno. Sulla Linea Gotica.

 

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